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CAP. V     “LA VITA RELIGIOSA, I CANONICI E LA CHIESA PARTICOLARE”
Bruno Mori - cric

Il capitolo V della tesi si fonda si fonda sui due pilastri che sostengono la ricerca sul pensiero di dom Grea e che H. Delubac presentò al Vat.II:
• La questione teologico – storica
• La questione teologico – storico – sacramentale.

La vita Religiosa nella Chiesa
Per A. Grea lo stato religioso è intimamente connesso con il mistero stesso della Chiesa (Lumen Gentium – Perfectae Caritatis), ma oltre a questo egli evidenzia come la natura della vita religiosa sia in modo “necessario” legata all’intima natura della Chiesa. Da qui egli parte per fondare la vita religiosa nel battesimo, come impegno per ogni cristiano alla vita di santità e non come chiamata per pochi eletti.
Il religioso, rispetto agli altri cristiani, non si differenzia quindi per “qualità” di vita , ma per “quantità”, in quanto si impegna a raggiungere la santità con più intensità.
La santità vale per tutti come chiamata, vale anche per il clero diocesano e per i religiosi, in quanto è richiesta dal battesimo. Clero secolare e religiosi ne fanno un impegno esplicito di vita. Se ciò è vero, la differenza tra clero secolare e quello religioso, non sta nella professione religiosa, in quanto sia l’uno che l’altro sono chiamati alla santità.
In cosa differiscono?
• nel fatto che vi è un clero vincolato per titolo a Chiese particolari, un clero ordinario, episcopale e gerarchico, legato al vescovo (clero diocesano);
• e vi è un clero non vincolato ma aperto al mondo, non legato al vescovo.

Con la riforma del XII secolo, il clero diocesano si è diviso a causa del problema della proprietà. Si è separato rendendo “di diritto” quanto era già “di fatto”, questo però senza una base teologica, che infatti non esiste. Il criterio unico per distinguere i due cleri è infatti solo la chiamata specifica e specificante fatta dai capi gerarchici:
Papa                   →               ordini religiosi
Vescovi              →               altri
Al di là di questa distinzione, le caratteristiche che distinguono il clero diocesano secolare dal clero diocesano non secolare si articolano nel fatto che:
1) il clero diocesano non secolare segue la vita comune integrale,
2) fa la professione dei consigli evangelici,
ma condivide con i secolari la totale dipendenza dal proprio vescovo.

Ecco che allora emerge chiaro come lo scopo di vita dei Canonici sia proprio quello di conservare nel clero diocesano la vita religiosa. Ciò esige l’incardinazione in una Chiesa particolare. Essi sono i religiosi del Vescovo ed i loro veri superiori sono i Vescovi

Al suo tempo, per dom Grea, la vita religiosa diocesana sarebbe possibile solo se la conoscenza storica esatta potesse aiutare a cambiare la mentalità dei sacerdoti e dei loro superiori. A suo giudizio è questa la strada per il futuro del clero, ne è convinto, si dovrà andare in questa direzione, che poi non è altro che un tornare alle origini, alla vita della prima comunità apostolica.

Ma l’ideale di dom Grea è un’utopia? E’ irrealizzabile? Eppure come ha potuto formulare tale idea, lui che era un uomo molto pratico?
A questo riguardo va sottolineato che proposte di vita comune per il clero, come quella di dom Grea, nascono già con germi disgreganti al loro interno, in quanto
• manca un supporto istituzionale e giuridico
• spesso sono visti come moti di ricerca di autonomia
• siamo in periodo ove già si intravede la secolarizzazione.
Al di là di tutto ciò, il pensiero di dom Grea può ancora oggi dare slancio alla vita canonicale.

I CRIC hanno colto oppure no, l’intuizione di dom Grea? Un restauratore e non un fondatore!
La questione è ampia, soprattutto perché va analizzata nel contesto della Francia del tempo, del rapporto con Roma e la questione giuridica sottostante. In effetti nelle costituzioni CRIC è rimasto l’appiglio della NON ESENZIONE, che la Congregazione dei Religiosi ha lasciato, ma non è stata sfruttata a dovere, soprattutto perché poi ci si è legati ad un ordine e si è passati alla professione solenne. L’intuizione di dom Grea è rimasta lì, non colta, anzi si è andati contro i suoi desideri.
Perché nella Comunità, fin dagli inizi, c’è stata questa svolta? Perché, nonostante ciò la sua intuizione è comunque rimasta nelle costituzioni e ci accompagna? Come mai il Grea non è riuscito a realizzare concretamente la sua intuizione? Giuridicamente vi è una forte dicotomia e ciò stride parecchio! Perché la storia lo porta a fare le scelte che ha fatto e come mai anche nelle prime sue costituzioni non inserisce la sua intuizione in modo chiaro e netto?
E’ certo che ebbe una forte controversia con un Canonico Lateranense, da qui la paura che i suoi fossero messi sotto i Lateranensi; è per questo che non espose chiaramente la sua idea? Egli non presenterà mai a Roma le sue costituzioni, era sicuro che non gliele avrebbero accettate. Fu p. Delaroche a presentare le costituzioni di una congregazione di “diritto pontificio”, che il Grea non riconobbe più come sua. Di certo oggi, l’idea di dom Grea ha influenzato e caratterizza molti aspetti della vita religiosa che opera e vive nelle diocesi.
Ritornando all’argomento principale, c’è da notare come dom Grea, descrivendo la gerarchia della Chiesa non parla degli Abati. Per lui l’Abbazia dei Canonici Regolari è un controsenso storico. L’Abate è una imposizione nel passaggio dal “di fatto” al “di diritto” avvenuto a partire dal XII secolo.

Ma venendo al perché dom Grea non attuò la sua intuizione, proviamo a scavare seguendo tali punti:
1. quando nacque tale progetto in lui
2. da dove attinse, le fonti del pensiero di dom Grea
3. la mentalità del Grea
4. le fasi di attuazione
• quando
• come
• cosa accadde
• conseguenze
• critiche
5. che ne fu della sua opera
6. conclusione
7. cosa fare oggi? (forse si potrebbe partire proprio dalla non-esenzione con tutte le conseguenze che ne            deriveranno: incardinazione, missione condivisa (con legami di solidarietà, comunione  e di unità a vari livelli), con un coordinatore a livello diocesano e/o internazionale e una struttura agile ed efficiente.

Perché dunque il Grea non passò dall’idea all’attuazione (chierici del Vescovo più vita religiosa)?

1. Data la sua formazione egli si era messo, quasi naturalmente, ad interrogare il passato per dare una risposta a certi problemi e bisogni spirituali del suo tempo (pag.225). Il suo progetto di far risorgere l’Istituto dei Canonici Regolari, scomparso in Francia al tempo della rivoluzione, è maturato comunque lentamente. E’ solo seguendo il lento cammino di maturazione di tale progetto, che si può penetrare nel suo pensiero, coglierne la spiritualità e capire la persona.
2. Le fonti ci mostrano che:
- fu educato in un clima romantico ove il passato aveva una importanza predominante
- i suoi studi furono orientati verso il mondo cristiano antico e medioevale, soprattutto la Patrologia e la storia ecclesiastica ( più che il diritto)
- gli autori preferiti furono: Rohrbacher, Sueranger, Ozanam, Montalembert e l’archeologo De Rossi
Il Grea si formò dunque in un ambiente dove l’attaccamento alla Chiesa si confondeva con l’esaltazione del passato.
Per quanto riguarda i suoi studi teologici va tenuto presente che è un autodidatta. I suoi testi base furono: la Sacra Scrittura, i Padri Antichi e S. Tommaso. Per i testi più difficili da tradurre e da capire si rivolgeva ad un maestro: M. Hiron.
3. Quale mentalità deriva da queste fonti?
• Il Grea non appartiene a nessuna scuola teologica particolare, costituendo egli stesso quasi una scuola a sé;
• Il contatto con gli antichi autori cristiani, da una parte lo arricchì di contenuti che erano andati perduti, dall’altra probabilmente  rese troppo univoca la direzione dei suoi interessi culturali e spirituali.
Il passato fu dal Grea ritenuto come il solo depositario del vero e del grande nella storia civile cristiana.
• Non ebbe abbastanza senso storico, quindi il passato, come vertice, lo portò ad una visione pessimistica della società moderna e ad una ammirata contemplazione del Medioevo (cfr. i critici Brantin: “profeta del passato”, e Wittmann: “uomo del XIII secolo”
• La visione positiva del Medioevo appariva al Grea tanto più giustificata a causa della situazione storico culturale della Francia ove la rivoluzione (1789) aveva portato il liberismo (economia) ed il laicismo (politica) a dominare.
• Legato, per famiglia e per formazione, all’antico regime monarchico (l’ideale dello stato cristiano), era portato a vedere nella rivoluzione la causa prima di tutti i mali della Francia
4. L’attuazione del progetto di restaurazione dei Canonici Regolari:
quando inizia?
- forse già negli anni degli studi a Parigi
- sembra che lo stesso progetto sia stato determinante per la sua vocazione sacerdotale (cfr. “Note sulla Maîtrise de Baudin” scritte da Bouvet, e la lettera del Grea al Bouvet del 7 novembre 1863,
      come?
- fino al X secolo la vita religiosa (in senso lato) era praticata dai monaci (Ordine monastico) e dal
       clero ordinario (Ordine Canonico) delle Chiese particolari
-      come esempi il Grea aveva: - S. Agostino d’Ippona
- S. Eusebio a Vercelli
- S. Martino a Tours
- Le disposizioni di S. Crodegango emanate per il clero di Metz tra
    il 751 e il 755,
ma cosa accadde?
- il Grea fu entusiasta di questa scoperta e voleva risuscitarla nel clero diocesano contemporaneo,
       ma invece di creare dei Canonici Regolari per il suo tempo, con uno stile di vita adattato alle
       esigenze del XIX secolo, si lasciò prendere dalla sua eccessiva stima per il Medioevo e per
       alcune sue istituzioni, ritenute il “non plus ultra” del Cristianesimo,
- il Grea così si rivelò troppo idealista, con scarso senso pratico e storico,
     quali ne furono le conseguenze?
- nel suo istituto tutto aveva sapore di antico,
- la regola era alquanto complessa ed eclettica (si può vedere, a questo proposito, l’interessante lettera scritta dal Grea nel 1873 a mons. De Ségure dove parla delle caratteristiche della sua opera, oppure la conferenza del 1890, o le altre costituzioni più recenti),
- sorsero molte perplessità da parte dei contemporanei con forti critiche, di instabilità, una regola che appariva poco pratica e poco adatta per preti che dovevano poi svolgere attività pastorale, si giudicava la sua opera fuori dal tempo, non vivibile e destinata a scomparire con lui, lo si accusava di essere incapace di fondare qualcosa di solido ( per la sua forte personalità era addirittura accusato di ipnotizzare i propri religiosi).
Fu comunque la sua forte personalità a permettergli di portare avanti il suo progetto.

5. Che ne fu della sua opera?
• Dall’interno dell’opera stessa nacque un movimento di reazione
• Tale movimento non distrusse l’opera, ma la purificò, la adattò in senso più realistico
• Il rinnovamento è già visibile nelle costituzioni del 1912 ed ancor di più nell’aggiornamento delle stesse per opera del Capitolo comunitario che lavorò dal 1969 al 1971.
6. Per concludere possiamo dire che fu un’intuizione valida ed originale quella di introdurre la vita comune e religiosa nel clero ordinario delle Chiese particolari, creando preti che siano i religiosi del Vescovo.











 
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